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Alla scoperta dell’Eremo di Sant’Egidio 1024 1024 Molise Eccellenze

Alla scoperta dell’Eremo di Sant’Egidio

L’Eremo di Sant’Egidio

L’Eremo, ai piedi della Morgia Quadra di Frosolone (IS), è una vera perla. Ad accogliere i visitatori, l’antichissima chiesa di Sant’Egidio che, nel Medioevo, era una cappella, dipendente dal vicino convento di Sant’Onofrio. Tutelata dagli Antoniani, secondo la tradizione, è diventata famosa per le numerose guarigioni miracolose di cui i monaci sono stati protagonisti. All’inizio del 1300, dopo che la Chiesa di Roma ha scomunicato la congregazione, la cappella venne distrutta insieme al convento di Sant’Onofrio. Negli anni successivi, è stata ricostruita, probabilmente dagli eremiti e dai venditori di bestiame, che si recavano a Sant’Egidio per la fiera di fine estate. Nel 1704, grazie a Michele Vago e Antonio Zaccagnino, al posto della cappella, venne edificata una vera e propria chiesa. Caduta a pezzi con il terremoto del 1805, il piccolo complesso è stato ricostruito e, a seguire, restaurato diverse volte. L’ultimo rinnovo è avvenuto negli anni ‘80. La chiesa di Sant’Egidio rappresenta un luogo di culto molto caro ai frosolonesi, soprattutto perché ospita la statua della Vergine Incoronata che, secondo la tradizione, è apparsa nei pressi della chiesa più volte. All’interno delle mura sacre, inoltre, è conservato un antico e pregiato manoscritto che elenca alcuni miracoli compiuti da Sant’Egidio. Andando oltre la chiesa, ciò che colpisce di più è, sicuramente, il paesaggio circostante. In questi spaccati, è possibile vedere qualche cavallo allo stato brado o, più semplicemente, mandrie tranquille di mucche e greggi di pecore che, al tramonto, vanno ad abbeverarsi, dopo un abbondante pasto di foraggio. Lo stesso che rende il latte e i formaggi di Frosolone talmente tanto buoni da soddisfare i palati dei più severi buongustai.

Colletorto – Notti Angioine 1024 796 Molise Eccellenze

Colletorto – Notti Angioine

Adagiato su dolci colline, a pochi passi dal lago di Occhito, sorge Colletorto, facilmente riconoscibile per la torre angioina che lo caratterizza.

Sita nel centro del paese, di fronte la chiesa di San Giovanni Battista, è una delle protagoniste dell’evento più grande che si svolge in paese, le “notti angioine”.

Ideato a metà anni ’90 è una rievocazione storica, tenuta l’11 ed il 12 agosto, a ricordo dell’arrivo della sovrana Giovanna I d’Angiò in paese.

Il primo giorno, in Largo Angioino, vanno in scena giochi medievali quali tiro con l’arco storico, lotteria del coniglio, tiro allo scudo, tiro al barattolo e tornei di balestra, oltre ad altri giochi e sfide; non mancano, ovviamente, degustazioni di prodotti tipici.

Il 12 agosto, invece, si apre con il corteo storico che, partendo dal corso, si snoda attraverso le vie principali addobbate con bandiere e stendardi. A seguire, ai piedi della torre, i circa quattrocento figuranti, alcuni dei quali facenti parte di associazioni arrivate da altre regioni d’Italia, mettono in scena la burrascosa storia della Regina. Per chiudere, intorno alle 22, lo spettacolo più atteso, ovvero l’incendio artistico della torre.

Credit foto: turismoinmolise
Dimora del Prete: un’esperienza dal sapore antico 1024 688 Molise Eccellenze

Dimora del Prete: un’esperienza dal sapore antico

Dallo spirito lungimirante di Dorothy Volpe, alla fine degli anni ’90, nasce la Dimora del Prete, nello storico palazzo appartenuto all’omonima famiglia.

“L’idea di aprire un B&B nasce insieme a mio marito. Dopo la sua perdita, ho sempre avuto la casa piena di amici che ospitavo con grande piacere reciproco. Allora, ho pensato di intraprendere un’attività redditizia che ci potesse aiutare a sostenere le enormi spese che comporta la manutenzione di una dimora storica. Quindi, nel 1998 ho iniziato a studiare il miglior modo per aprire un’attività ricettiva, pensando anche a quale formula adottare. All’epoca, in Molise non c’era ancora la legge sui B&B e, quindi, ho deciso di aprire un’attività di affittacamere che ormai è attiva da 23 anni”.

Così, i notevoli pregi architettonici del palazzo, vincolato dal Ministero delle Belle Arti, hanno richiamato l’attenzione di tanti clienti da parte di tutto il mondo: “Nei primi anni avevo il 50 o 60% di ospiti stranieri da tutto il mondo, in particolare da Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Paesi Bassi, Svezia, Australia, Canada e Nuova Zelanda. Dopo il Covid, la percentuale degli italiani è molto aumentata, anche se continuano a venire molti turisti anche dall’estero”.

Ad accogliere gli ospiti “5 camere matrimoniali e una suite, tutte dotate di un balcone con vista e bagno privato. La dimora possiede anche una SPA, dove rilassarsi con sauna e bagno turco”. A dare un tocco di fascino alla struttura, il valore storico e artistico delle sue antiche decorazioni: “Il palazzo è appartenuto alla famiglia del Prete fin dal suo primo restauro risalente alla metà del diciannovesimo secolo. Il salone principale, il cui soffitto è completamente dipinto, è rivestito da seta delle antiche seterie borboniche di San Leucio e conserva ancora gli arredi originali. La sala da pranzo, invece, è decorata con scene di caccia, trompe l’oeil ad imitazione degli affreschi pompeiani, muse e particolari architettonici ed archeologici.

Infine, il giardino interno e la grande terrazza del palazzo vantano un bellissimo panorama sui monti del Matese. Il palazzo è stato costruito su edifici preesistenti di epoca cinquecentesca”. Uno dei segreti di tanto successo è proprio il rapporto umano e confidenziale che si instaura con i clienti: “Gli ospiti sono considerati come amici e, se lo desiderano, li aiutiamo ad organizzare le giornate della loro permanenza”. L’eccellenza di questo gioiello tutto molisano risiede proprio nel fatto che “si tratta dell’unica attività ricettiva in una dimora storica in Molise ancora abitata dalla famiglia che l’ha costruita e con arredi autentici risalenti a più di due secoli fa”.

Per saperne di più: Affittacamere Dimora del Prete

Caseificio molisano Barone: “dove la tradizione è arte” 1024 684 Molise Eccellenze

Caseificio molisano Barone: “dove la tradizione è arte”

È il 1948 quando, dalle macerie del conflitto, Luigi Barone decide di fondare il Caseificio molisano Barone, prima con alcuni soci, in seguito autonomamente.

Un importante passo avanti per l’azienda avviene, poi, negli anni ’60, quando Luigi decide di inserire nell’attività il genero Settimio Perrella. “Settimio, già portatore di un’importante tradizione casearia nel campo delle paste filate, quella di Bojano, introdusse in azienda la morbidezza e la ricchezza di latticello che ancora oggi caratterizza la mozzarella Barone”. E così, Settimio insieme alla figlia di Luigi, Lina Barone, portò avanti il lavoro intrapreso dal fondatore del caseificio, in un periodo storico, tra l’altro, in cui le donne imprenditrici non erano molto numerose.

A guidare i passi della coppia, i tradizionali metodi produttivi naturali, che ancora oggi vengono utilizzati. “Il cuore della produzione del caseificio è la mozzarella, ma non mancano gli altri prodotti tipici della tavola molisana come scamorza appassita, caciocavallo e ricotta. La mozzarella Barone si caratterizza per la morbidezza, la leggerezza e l’elevata attenzione alla scelta della materia prima, il latte, sempre di altissima qualità. Mentre negli ultimi decenni molte aziende casearie hanno fatto sempre più ricorso a sistemi produttivi di carattere industriale, pensiamo all’utilizzo degli acidi per accelerare i processi di maturazione, l’azienda Barone è rimasta ben ancorata ai metodi delle antiche aziende artigianali. Ciò, unito a un particolare modello innovativo e alle capacità dei nostri casari, custodi della tradizione, consente una caratterizzazione dei nostri prodotti”.

Vinchiaturo, sede storica dell’azienda, rappresenta soltanto il primo tassello di un processo di produzione e di vendita che negli anni è arrivato fino al Medio Oriente: “La mozzarella Barone è esportata principalmente in Medio Oriente (Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Qatar) ma è possibile trovarla anche in Europa, dove abbiamo un primo distributore belga”. Ma i progetti non finiscono qua: “Dopo l’allargamento del mercato anche a quello estero, avvenuto negli ultimi anni, e il rinnovo delle principali macchine per il confezionamento, la nostra attenzione continuerà a focalizzarsi sui temi che più ci sono a cuore: la qualità e l’ambiente. In particolare cercheremo di migliorare ulteriormente i già buoni sistemi di gestione e controllo dell’utilizzo di risorse naturali quali acqua, energia elettrica e metano”.

Per saperne di più: Caseificio Molisano Barone

Monticelli: la cucina molisana tra passato e futuro 800 600 Molise Eccellenze

Monticelli: la cucina molisana tra passato e futuro

Trasformare in colori e in sapori le classiche atmosfere del centro storico di Campobasso è l’audace missione che il ristorante Monticelli si impegna a portare avanti fin dall’inizio della sua attività: “Monticelli nasce nel 2006 da un’idea mia e di mio fratello Stefano. Non volevamo lasciare il Molise dopo la laurea e così abbiamo pensato di realizzare un progetto di recupero delle tradizioni. Man mano che lavoravamo al progetto, ci siamo resi conto che un ristorante sarebbe stata la cosa migliore”.

Ed è così che nasce il ristorante Monticelli Sapere e Sapori dal nome della via in cui era situato inizialmente, prima di trasferirsi nell’attuale sede di Via Sant’Antonio Abate. “Con il passare del tempo, io e mio fratello Stefano ci siamo appassionati sempre di più al mestiere. Inizialmente ci occupavamo entrambi della sala, poi i nostri ruoli si sono divisi”. Per ironia della sorte, infatti, a cambiare il ruolo di Simona ci ha pensato il destino: “Ad un certo punto del nostro percorso lavorativo, il cuoco ha subito un incidente che lo ha costretto ad una lunga convalescenza. Quindi, per sopperire alla mancanza di uno chef, ho fatto il mio primo ingresso in cucina. In realtà, già nutrivo una certa passione per la cucina ed ero anche brava; poi, con il passare del tempo, ho iniziato a ricevere tanta approvazione da parte dei clienti e così ho cominciato a lavorare sodo per affinare le mie doti in cucina”.

Ha inizio, così, un percorso che negli anni ha condotto Simona e Stefano ad ottenere non solo il consenso dei clienti nella realtà locale, ma anche molteplici riconoscimenti: “Il ristorante Monticelli è stato premiato agli Chef Awards 2017 tra i 100 migliori ristoranti d’Italia e lo chef Simona De Castro ha ricevuto il premio come “miglior chef donna d’Italia” durante la premiazione dei 10 migliori chef del paese. Monticelli ha vinto inoltre la competizione televisiva del noto programma “4 Ristoranti” di Alessandro Borghese per la migliore cucina autentica molisana”. A completare il medagliere, anche il premio Mestolo d’argento ricevuto nella persona della chef Simona De Castro da parte dell’Accademia della cucina molisana e la partecipazione a diverse trasmissioni televisive quali Gustibus su La7TV, Geo&Geo su Rai 3.

Vetrine che hanno sicuramente contribuito a far conoscere il ristorante Monticelli in tutto il territorio nazionale e internazionale, anche se in alcuni casi il passa parola è stato una carta vincente, tanto quanto la presenza del ristorante in guide importanti come “Gambero Rosso”, “Ristoranti d’Italia”, “Trattorie d’Italia”, “EuroToque Italia”; “Alcuni turisti sono venuti a trovarci addirittura da Boston, grazie al consiglio di una loro amica concittadina che era già stata da noi”. Ad assaporare le creazioni di Simona, dunque, anche palati internazionali e, in certi casi, molto noti: “Grazie alla collaborazione con Poietika, abbiamo ospitato personalità di spicco come Steve McCurry”. I clienti, inoltre, possono godere di un’ampia scelta di vini, sapientemente curata dal sommelier Stefano De Castro, con un numero di etichette che arriva a 400. Tra queste, molte sono molisane, come anche, d’altronde, le scelte culinarie: seppur proposte in chiave rivisitata, le pietanze ricordano i sapori tradizionali del passato e la cucina tipica delle massaie: “Ho immaginato di trasformare le materie prime senza perdere i colori e le sfumature, a volte aspre della mia terra, come fossero un riconoscimento da offrire a coloro che hanno accompagnato con tenerezza la mia vita”. La nota caratterizzante di Simona, infatti, è proprio la creatività e l’originalità che contraddistingue le ricette della tradizione: “Come amo affermare, ho il palato nella testa, cosa che mi consente di combinare gli ingredienti e di creare formule innovative attraverso le quali propongo le ricette della tradizione in una veste tutta nuova”.

Per saperne di più: Ristorante Monticelli

Ludovico Original: un brand Made in Molise 1024 506 Molise Eccellenze

Ludovico Original: un brand Made in Molise

Il desiderio di creare un personal brand nel mondo della moda, nel 2015 Francesco Ludovico ha dato vita a Ludovico Original.

“Ho iniziato con gli accessori perché sono il capo di moda più ricercato. Attualmente, il brand produce papillon, cravatte, fazzoletti da taschino, papillon in legno, t-shirt e camicie. La parte creativa è diretta da me. In questo processo, prendo spunto dalla quotidianità e dal mio vissuto personale per poi trasferire tutto ai grafici”.

Accessori, dunque, che nascono da un grande lavoro di squadra.

“Le camicie e le t-shirt sono confenzioniate da fashionisti molisani. Tutto il resto, invece, dal mio sarto storico specializzato in accessori”.

Una vera eccellenza made in Molise.

“Tutti i prodotti sono interamente creati e confezionati in Molise con materie prime di qualità, modellate dall’estro e dalla tenacia tipica dei molisani”.

Ed è così che nascono simpatici papillon con i pois, alternativi papillon in legno, camicie e cravatte al passo con la moda ma mai scontate.

“I prodotti sono acquistabili sul sito e-commerce Ludovico Original. In passato, avevamo anche una rete distributiva in varie regioni ed il brand era presente in circa 15 negozi in tutta Italia con dei corner. Ora per renderlo più esclusivo, ho deciso di focalizzare la commercializzazione solo su Internet”.

Per saperne di più: Ludovico Original

Primo Sole: l’azienda agricola a servizio della natura 960 720 Molise Eccellenze

Primo Sole: l’azienda agricola a servizio della natura

“Coltiviamo con amore i nostri campi e lavoriamo solo ciò che la natura ci offre, con metodiche artigianali e nel pieno rispetto del territorio”. È questa la missione dell’azienda agricola “Primo Sole”: sita sulle verdi colline molisane, nell’agro di Montagano, l’attività si occupa della produzione e della trasformazione di prodotti dell’agricoltura, quali ortaggi, legumi e cereali. Nel marzo 2016 Nadin e Francesco, moglie e marito, decidono di prendere le redini della già avviata azienda a conduzione familiare: “Delle antiche tradizioni conserviamo le modalità di coltivazione, senza trascurare, al contempo, scelte innovative, come quella di convertire l’azienda da convenzionale a Biologica. Inoltre, abbiamo spostato le coltivazioni da esclusive di cereali a promiscue di ortaggi, legumi e cerali. Ovviamente, utilizziamo soltanto fitofarmaci consentiti nell’ambito Bio”. Un vero e proprio passo avanti per il territorio molisano, completamente incontaminato proprio per l’assenza di industrie in alcune zone, con un inquinamento, di conseguenza pari a zero.

Un’attività sempre al passo con i tempi, ma che continua a mantenere la sua dimensione artigianale e rurale, legata alla natura e al territorio: “Il nostro obiettivo è quello di riportare il cliente in campagna al fine di coinvolgerlo nel processo di piantagione, crescita e raccolto. Oggi come oggi, infatti, il cliente è scettico e molto esigente, per questo è fondamentale instaurare una relazione di fiducia reciproca, “coccolare” il cliente e portarlo nella realtà rurale, mostrandogli come il prodotto sia effettivamente legato al territorio”. Restaurare un “faccia a faccia” tra cliente e agricoltore è anche alla base di una importante novità: a breve verrà inaugurato un punto vendita proprio in azienda attraverso l’apertura di “Mulino pastificio”, che vedrà la produzione di pasta fresca, secca e ripiena.

Ma il fiore all’occhiello dell’azienda è, sicuramente, il pomodoro di Montagano: un prodotto unico, richiestissimo, la cui caratteristica risiede nel processo di coltivazione priva di irrigazione: un pomodoro coltivato ad 800 metri di altezza, coltivato senza acqua, maturato a sole e raccolto a mano. “Adatto a qualsiasi tipo di piatto, il nostro pomodoro è ideale per la passata, ma estremamente versatile proprio per il suo sapore molto delicato. Due anni fa abbiamo ideato e realizzato un nuovo prodotto che abbiamo chiamato “Le Schiacciatelle”, vale a dire il nostro pomodoro di Montagano, schiacciato e privato soltanto dei semi all’interno, lasciando soltanto la buccia; infatti, la maggior concentrazione di licopene si trova proprio nella buccia del pomodoro. La clientela ha risposto molto bene proprio perché rappresenta anche un’ottima alternativa al pomodoro pelato”.

Tante le iniziative e i riconoscimenti di cui l’azienda può vantare, tra i quali il marchio Deco rilasciato dal comune di Montagano: un disciplinare che certifica il metodo e la specie autoctona del pomodoro di Montagano. “Lo scorso anno è stato condotto un esame dall’Università di Metaponto al fine di riconoscere la varietà specifica del pomodoro di Montagano e il prossimo passo sarebbe proprio quello di registrarlo nella Banca dei semi. Nel futuro si potrebbe arrivare anche ad un marchio IGP e DOP, la strada è lunga, ma mai dire mai”.

L’azienda ha stretto anche un’interessante collaborazione con l’Università degli Studi del Molise: “Abbiamo partecipato ad un progetto di cui non conosciamo ancora l’esito perché in corso di studio. Dal momento che, a partire dal 2023, le aziende Bio non vedranno più l’utilizzo del rame per la produzione; per questo motivo, la sfida era quella di usare microrganismi di origine naturale, attraverso l’eliminazione, appunto, del rame. Sul pomodoro abbiamo già avuto qualche riscontro positivo.

Inoltre, “Primo Sole” ha collaborato con Rete Semi Rurali, associazione che promuove e difende l’agro biodiversità: “Noi abbiamo inviato il nostro seme in altre zone d’Italia e altre aziende hanno inviato il loro seme a noi proprio per sperimentare come le varietà attecchiscano a seconda della diversità dei territori. Il risultato negativo ha mostrato, dunque, quando ogni varietà sia indissolubilmente legata al territorio di provenienza, con tutte le sue caratteristiche”. Tra le tante cose, anche una puntata di Geo&Geo, che ha esteso la conoscenza del pomodoro di Montagano in maniera ancora più capillare in tutta Italia.

E non è finita qua: l’azienda è stata artefice di un altro tipo di collaborazione molto particolare: “Abbiamo assecondato le richieste di una nostra cliente, realizzando una bomboniera di cresima originale ed anticonvenzionale: al posto del classico oggettino da utilizzare come soprammobile, abbiamo realizzato un sacchettino con delle lenticchie all’interno”.

Oggi Primo Sole, oltre al mercato interno di vendita al dettaglio, sta espandendo la propria rete oltre i confini regionali e nazionali: “Per noi agricoltori radicati alla nostra terra d’origine, sapere che il nostro prodotto sta girando in Italia e nel mondo è la soddisfazione più grande”.

Per saperne di più: Primo Sole

Gambatesa – I Maitunat’ 1024 683 Molise Eccellenze

Gambatesa – I Maitunat’

L’ultimo dell’anno, in tutto il mondo, è tradizione festeggiare, cantare e ballare; lo stesso accade a Gambatesa, ma in un modo abbastanza diverso rispetto agli altri paesi.

Qui è vivissima l’antica tradizione delle “maitunat’”, stornelli intonati da diversi cantori, accompagnati da gruppi di suonatori, all’indirizzo di persone del luogo, soprattutto quelle più in vista, per raccontarne virtù e, soprattutto, vizi.

La tradizione, risalente ad un periodo incerto ma molto lontano, è giunta fino ai giorni nostri, anche se subendo diverse modifiche; si è passati dalle maitunat’ antiche, cantate fino al periodo della prima guerra mondiale circa, dove si intonavano componimenti precostituiti che il cantore “dedicava” alle diverse persone. Una seconda fase è fino agli anni ’50 del ‘900 con la maitunate semimoderne: sempre testi precostituiti ma testi e musiche leggermente diversi. Ad oggi, invece, le maitunate sono interamente improvvisate ed adattate come un abito cucito su misura alla persona che la riceve per definirne al meglio pregi e difetti.

Con l’introduzione dell’estemporaneità per le nuove maitunat’ non basta più avere una bella voce ma bisogna conoscere dialetto, proverbi, doppi sensi, “modi di dire” e, soprattutto, essere preparati sugli avvenimenti più importanti avvenuti in paese; in più, bisogna realizzarle in quattro versi endecasillabi a rima baciata o alternata con ritornello.

I cantori, durante la tradizione, che inizia la sera del 31 dicembre per finire la sera dell’1 gennaio, godono di una sorta di immunità che gli permette di canzonare i destinatari delle maitunat’, talvolta colpiti in maniera sottile e decisa con frasi e doppi sensi facilmente interpretabili dalla popolazione.

Oltre le canzoni, però, c’è la musica; il gruppo che accompagna utilizza strumenti tradizionali quali bufù, fisarmoniche, organetti e chitarre, altri artigianali come pakktell’, sunaglier’ e struculator’ e, in epoca recente, si sono aggiunte anche trombe ed altri strumenti a fiato.

Insomma, ventiquattr’ore di gioia, festa e allegria per tutti; o quasi, dipende se siete tra chi canta o chi riceve la maitunat’.

Credit foto: turismoinmolise
Ripalimosani – Palio delle Quercigliole 1024 683 Molise Eccellenze

Ripalimosani – Palio delle Quercigliole

Il caldo estivo, un tratturo, un’antica chiesa di campagna, panorami mozzafiato e la polvere che si alza al passaggio di magnifici cavalli cavalcati da abili cavalieri.

11 e 12 agosto è festa grande a Ripalimosani, festa che unisce il paese alla località “Le Quercigliole” dove sorge la Chiesa della Madonna della Neve. Il primo giorno è dedicato alla processione con la statua della Madonna della Neve appunto che viene portata in paese presso la Chiesa Madre; il secondo giorno, invece, il clou: si svolge il “Palio delle Quercigliole”, corsa di cavalli risalente probabilmente al 1765.

Il tracciato di gara non è altro che una parte di circa 2 km del tratturo Lucera-Castel di Sangro, salvo poi abbandonarlo per arrivare al traguardo posizionato pochi metri prima della chiesa. Due sono le batterie di qualificazione, tutte corse nel primo pomeriggio. Alle 18, poi, la finale con il cavallo vincitore che, particolarità, ha il permesso di accedere in chiesa. Qui il fantino vincitore riceve i complimenti della e poi, con alcuni colpi di bacchetta, fa piegare al cavallo le zampe anteriori, come atto di inginocchiarsi dinanzi alla Madonna.

L’evento è davvero molto atteso e sentito dalla popolazione che, solitamente unita, quel giorno torna a dividersi nelle sei contrade (Villaggi, Morgione, Piazza, San Rocco, Santa Lucia e Castello) per contendersi la vittoria.

In serata, poi, continua la festa con musica in piazza ed i tradizionali fuochi d’artificio. Insomma, una due giorni davvero molto partecipata a tal punto che, il 12, in attesa del Palio e tra una batteria e l’altra, si organizzano picnic, grigliate e feste all’aperto nelle aree alberate ai lati del tracciato nei pressi della chiesa.

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Flo.Car: il panificio che viaggia in italia 1024 1024 Molise Eccellenze

Flo.Car: il panificio che viaggia in italia

Dall’intuizione della giovane coppia “Flo” Emiddio Florio e “Car” Santina Carosone, nel 1990 nasce a Pietracupa (CB) il panificio e biscottificio “Flo.Car”. “Fino al 2003 l’azienda e stata a conduzione familiare con non più di 4 o 5 collaboratori. Adesso l’organico conta ben 20 figure tra panificatori e autisti”.

Una squadra che ogni giorno varca i confini regionali per esportare i sapori del Molise. “Ogni giorno con il nostro pane e la nostra pasticceria secca ci spingiamo fino all’Abruzzo con un totale di 40 punti vendita, toccando, addirittura a Porto Recanati, nelle basse Marche. Invece, per i prodotti a lunga scadenza, ci diramiamo in tutto lo stivale arrivando anche in Sardegna da circa 4 mesi”.

Una scelta quella di rimanere a Pietracupa che rende onore non solo alle radici, ma che risponde anche ad esigenze strettamente pratiche: “Pietracupa è un punto strategico perché si trova a pochi km sia dalla Bifernina che dalla Trignina e permette di raggiungere l’autostrada in modo agevole. Siamo a 20 km da Campobasso, 30 da Isernia e 50 da Vasto”.

Il segreto di tanta strada è sicuramente l’utilizzo di materie prime locali e metodi di lavorazione prettamente artigianali: “Siamo rimasti degli artigiani, nonostante produciamo diversi quintali di pane ogni giorno con una produzione a ciclo continuo h24. La nostra artigianalità risiede soprattutto nell’impasto con una cottura che va da 5 a 5 ore e mezza. Non usiamo, inoltre, celle a ciclo continuo di lievitazione o spezzatrici, ma il processo è completamente artigianale con la lavorazione a mano”.

Un modus operandi che ha permesso a Flo.Car di ricevere anche un riconoscimento per le Eccellenze Italiane.

Per saperne di più: Flo.Car