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IL PROGETTO

Una regione verde, ricca di boschi e di biodiversità. Borghi abbarbicati a delle rocce scoscese e ricchi di testimonianze del passato. Questo è il Molise, la piccola regione italiana con meno di trecentomila abitanti dove il distanziamento è naturale. Partendo da Campobasso, la cui origine risale all’878, si può raggiungere la parte più alta della città dove svetta il castello Monforte. Una lingua d’asfalto conduce ai quasi 800 metri della collina medesima dove poter ammirare un panorama mozzafiato e il maniero medievale, residenza del più noto cavaliere d’armi: il conte Cola Monforte. Lo stesso che fece costruire una rete sotterranea di cunicoli a difesa del castello e che oggi è possibile visitare accompagnati dalle guide di Campobasso Underground. Nonostante il territorio non sia molto vasto, il Molise conserva resti archeologici impressionanti, basti pensare ad Altilia (Sepino), soprannominata la Pompei del Sannio, accessibile a tutti. L’ingresso all’area archeologica è contraddistinto dalle sue quattro porte che permettono di osservare i resti di un antico teatro, di un complesso termale, di una basilica, di un macellum e di un foro. Il Decumano dell’antica città coincide con uno dei principali tratturi, antiche vie erbose per la pastorizia transumante tra l’Abruzzo e la Puglia. Al confine con l’area di Altilia c’è l’Oasi WWF Guardiaregia-Campochiaro, dove la natura offre spettacolari fenomeni carsici, come il Canyon del torrente Quirino, la cascata di San Nicola, le grotte di Pozzo della Neve e Cul di Bove che sono fra i più profondi abissi d’Europa. L’Oasi Guardiaregia-Campochiaro si trova all’interno di un sito d’Importanza Comunitaria. Si tratta di un’area di 3135 ettari,  una delle Oasi più grandi e selvagge in gestione al WWF.

Una terra dove la natura sembra vigilare sulla storia, sulle civiltà millenarie succedutesi nel tempo, sulle bellezze archeologiche che ne impreziosiscono i paesaggi, le città, le piazze e i brulicanti centri storici.

Il Molise è un gioiello prezioso da conoscere in profondità, da scoprire nei suoi percorsi immersi nella natura e nei suoi articolati itinerari, da vivere nella semplicità della sua gente, della sua terra, dolce, tranquilla, sicura.

Il suo territorio – poco più di 4.400 chilometri quadrati tra i fiumi Sangro e Fortore, le vette di Campitello Matese e Capracotta, le verdi vallate del Trigno e del Biferno e la spiaggia che incanta un mare bandiera blu d’Europa – è un alternarsi continuo di colline, laghi, cascate e montagne punteggiate di piccole città e paesi, borghi e cascinali, in bilico sulle rupi o seminascosti nelle valli, tutti però custodi gelosi di una vita a misura d’uomo.

Il silenzio, la quiete e la maestosità della natura fanno da scenario ai numerosi parchi archeologici, castelli, chiese e monasteri, testimoni di storia ultramillenaria, che va dalla civiltà preistorica a quella antica, italica, imperiale, medioevale, risorgimentale, fino all’autonomia regionale conseguita nel 1963.

In questo meraviglioso scenario di riferimenti storico-archeologici, naturalistici e paesaggistici si muovono poi le tradizioni tenacemente rispettate e custodite da gente fiera della propria identità, resistendo al tempo e sfidando la modernità e i cambiamenti. Tradizioni che si conservano e si tramandano di generazione in generazione, dando luogo a tantissime ed originali manifestazioni ma anche alla valorizzazione di prodotti che naturalmente questa terra offre con la sua tipicità e genuinità. Gli abitanti del Molise hanno saputo custodire anche le più antiche tradizioni culinarie, conservando con orgoglio le ricette dei secoli più lontani, apprezzando i sapori, gli aromi e le fragranze di tempi lontani.

MOLISE A TAVOLA

Il prodotto che forse più di tutti meglio rappresenta la produzione agroalimentare della regione Molise è l’olio di oliva: grazie alla sua natura ancora incontaminata e alla particolare conformazione orografica del territorio, il Molise, con monti non altissimi, colline sempre verdi e fresche pianure, permette la coltivazione di prodotti naturali nei suoi campi curati secondo metodi antichi, come testimoniano le città dell’olio di Larino, Colletorto e Casacalenda.

Allo stesso modo, il farro, legume dalle origini sannitiche e dal chicco molto piccolo e duro, cucinato a fuoco lento, aromatizzato con erbe di campagna ed olio extra-vergine, rappresenta un modello di valorizzazione del prodotto tipico e tradizionale.

La cucina dei pastori prende invece corpo nella “Pezzata” di Capracotta, carne di pecora fatta a pezzi e cucinata a fuoco lento in paioli di rame stagnato, con acqua, olio, sale ed erbe di bosco.

A Termoli, invece, dove la cucina è legata naturalmente ai frutti del mare, vanno, sicuramente, assaporati il “Brodetto”, unico per sapore e profumo, data la sua particolare preparazione, e la triglia alla termolese, servita in diversi modi.

Allo stesso modo va segnalata la “Zuppa alla Santè” di Agnone, oppure le lasagne al forno con ripieno di carne di pollo e vitello di Campobasso e, ancora, la “Pizza e Minestra”, con farina di mais e pezzetti i verdura con olio e peperoncino, la “Pampanella” di San Martino in Pensilis, maiale a fettine cotto al forno con sugo ed abbondante peperoncino, la “Ventricina” di Montenero di Bisaccia, salame di maiale piccante essiccato.

Un capitolo a parte merita sicuramente il tartufo, considerato che circa il 50% della produzione nazionale di questo preziosissimo e profumatissimo tubero è proprio molisana. Soprattutto nella provincia di Isernia, nel territorio dei Comuni di San Pietro Avellana e Carovilli, si raccoglie, si vende e si trasforma insieme al fungo porcino, anch’esso molto diffuso lungo i pendii dei monti del Matese e delle Mainarde.

Su tutto il territorio molisano, inoltre, sono presenti allevamenti ovini e bovini, che costituiscono un serbatoio importante di latte e di carne di alta qualità per la preparazione di mozzarelle, caciocavallo, trecce ed altri formaggi. Ogni mattina, dai caseifici regionali, decine di camion con prodotti freschi partono per Roma o per i mercati dell’Italia del centro-nord. Una filiera importantissima, alla quale si sta accostando negli ultimi anni anche quella dei dolci: basti pensare ai panettoni di mais di Campobasso, o alle “Ceppellate” di Trivento e alle ostie di Agnone, che richiedono una lavorazione laboriosa e particolare, tramandata di generazione in generazione.

Insomma un ricco patrimonio tutto da gustare e da scoprire, inserito a meraviglia nella storia e nella cultura di una regione ancora giovane.